Commento alle Letture della Messa della Domenica e Feste
Commento alle Letture della Messa della Domenica e Feste
XVI^ DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A) – 16.07.2026
Quando Dio delude i perfezionisti
La seconda parabola che Gesù propone nel capitolo 13 di Matteo è quella del grano e della zizzania, una delle più note e significative del Vangelo. Anche questa, come la parabola del seminatore, non va letta semplicemente come un racconto agricolo, ma come una chiave per comprendere il mistero del Regno di Dio e il modo in cui esso si realizza nella storia. Un uomo semina buon grano nel suo campo, ma durante la notte un nemico vi sparge la zizzania. Quando le piante crescono, i servi si accorgono del problema e propongono di intervenire subito. Il padrone, invece, sorprende tutti: vieta di strappare la zizzania, perché nel tentativo di eliminarla si rischierebbe di sradicare anche il grano. Occorre attendere il tempo della mietitura.
La parabola nasce da una domanda che accompagna ogni generazione: se Dio è all’opera nel mondo, perché il male continua a esistere? Gesù non offre una spiegazione teorica del problema, ma invita a guardare la realtà con gli occhi di Dio. Il male c’è, è presente e non va ignorato; tuttavia Dio non agisce con la fretta degli uomini. La sua pazienza lascia aperto uno spazio alla conversione, alla crescita, al cambiamento. In questo senso il Vangelo si collega molto bene alla prima lettura tratta dal libro della Sapienza (12,13.16-19). L’autore sacro afferma che Dio, pur essendo il Signore di ogni cosa, governa il mondo con mitezza e dà ai peccatori la possibilità di convertirsi. La vera forza di Dio non consiste nella punizione immediata, ma nella misericordia. La sua giustizia non è impaziente né vendicativa: è una giustizia che sa attendere.
Il rischio, invece, è quello di voler dividere subito i buoni dai cattivi, i giusti dagli ingiusti. Gesù mette in guardia proprio da questa tentazione. Gli uomini non possiedono uno sguardo così limpido da poter distinguere perfettamente il grano dalla zizzania. Solo Dio conosce veramente il cuore delle persone e solo lui può compiere il giudizio definitivo. Per completare l’insegnamento sul Regno, Matteo accosta a questa parabola quelle del granello di senape e del lievito. In entrambi i casi l’attenzione si concentra sulla sproporzione tra l’inizio e il risultato finale. Un seme minuscolo diventa un grande arbusto; una piccola quantità di lievito trasforma tutta la pasta. Così è il Regno di Dio: spesso appare fragile, marginale, quasi invisibile, eppure possiede una forza interiore capace di trasformare il mondo. Quando poi Gesù rimane solo con i discepoli, offre loro la spiegazione della parabola. Il seminatore è il Figlio dell’uomo, il campo è il mondo, il buon seme rappresenta i figli del Regno, mentre la zizzania indica coloro che si oppongono al progetto di Dio. La mietitura, infine, sarà il momento conclusivo della storia, quando il Signore manifesterà pienamente la verità.
Il messaggio che emerge da queste parabole è profondamente consolante. Dio non ha abbandonato il campo del mondo, anche quando la presenza del male sembra prevalere. Il Regno cresce silenziosamente, secondo tempi che non coincidono con quelli degli uomini. Ai discepoli è chiesto di non cedere né allo scoraggiamento né alla presunzione del giudizio, ma di confidare nella pazienza di Dio, che continua a operare nella storia con la discrezione del seme e la forza nascosta del lievito.
don Gianni Carozza, sacerdote e biblista







